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Ci scusiamo per il disagio.

6- I metodi di CURA dell'Obesità

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5- Le cause dell'obesità

L'obesità è una malattia multifattoriale che si forma, cioè, per l’interazione di fattori genetici e ambientali, che portano a sviluppare per lungo periodo di tempo un bilancio energetico positivo (calorie assunte maggiori di quelle consumate).

1) GENETICA :
Da tempo si va parlando sempre più insistentemente dell’importanza della genetica come causa dell’obesità umana, e gli scienziati si affannano a cercare questo o quel gene responsabile. In realtà, non esiste "il gene" dell’obesità. Infatti se da un lato è stato evidenziato che un singolo o un multiplo effetto genetico è responsabile di alcune rare forme di obesità umana, dall'altro in campo medico si è oramai assunto che il ruolo della genetica nell'obesità sia svolto da numerosi "geni di suscettibilità" (si calcola che siano implicati più di 300 geni) che aumentano il rischio che un individuo sviluppi l'obesità quando è esposto ad un ambiente avverso. Esiste quindi una moltitudine di geni, che sono semplicemente quelli responsabili di tutti i meccanismi fisiologici, che favoriscono l’accumulo di peso e ne ostacolano la perdita. Tali meccanismi fanno parte della nostra realtà biologica né più né meno che il sesso o la statura, che certamente sono fatti geneticamente determinati e certamente possono costituire un fattore di rischio per l’obesità (una donna o un individuo di bassa statura più facilmente diventano obesi), ma che altrettanto certamente non possono esserne considerati la causa.
Quindi se è vero che i bambini adottivi hanno un peso più simile ai loro genitori biologici rispetto a quello dei loro genitori adottivi; o che i gemelli omozigoti, anche se cresciuti in ambienti diversi, mostrano elevati livelli di correlazione nel peso; o ancora che il rischio di obesità nelle famiglie dei soggetti obesi è due volte superiore rispetto alla popolazione generale; e per finire che questo rischio di obesità nelle famiglie di soggetti obesi aumenta notevolmente con l'innalzarsi del BMI ed anzi con un BMI > 45 kg/m2 il rischio è otto volte maggiore; è anche vero però che l'importanza dei fattori genetici nel determinare la suscettibilità individuale all'obesità, non può spiegare l'incremento della prevalenza dell'obesità che si è verificato negli ultimi 20 anni.
I nostri geni, infatti, non si possono essere modificati in modo così rilevante in solo vent'anni. Il colpevole dell'epidemia non può che essere l'ambiente che promuove comportamenti che causano l'obesità.

2) LE INFLUENZE SOCIO-CULTURALI:
Tra i fattori sociali che possono aver contribuito allo sviluppo dell'epidemia globale dell'obesità ricordiamo:
*Modernizzazione e globalizzazione:
il processo di modernizzazione e di transizione economica osservato nella maggior parte delle nazioni del mondo ha portato ad una progressiva industrializzazione e ad un'economia basata sul commercio all'interno di un mercato globale. Questo ha determinato notevoli miglioramenti nello standard di vita, ma anche delle conseguenze negative sullo stile dì vita, in modo particolare sul modo di alimentarsi e sui livelli di attività fisica, che hanno favorito il propagarsi dell'obesità. L'industria del cibo ha modificato la qualità degli alimenti abitualmente consumati; la stagionalità del cibo è stata superata e la disponibilità alimentare supera di gran lunga il fabbisogno. Accanto ad una modificazione dello stile e della qualità dell'alimentazione, il trasporto motorizzato, gli elettrodomestici e i macchinari per il lavoro hanno costretto i cittadini ad una vita sedentaria sia sul lavoro sia nel tempo libero, che è riempito da attività come quella di guardare la televisione.
*La modificazione dell'occupazione:
nei paesi industrializzati sempre più donne entrano nel mercato di lavoro o ritornano ad un lavoro pochi anni dopo avere avuto dei figli, pur mantenendo la responsabilità della condizione della famiglia. Il lavoro femminile ha determinato inevitabilmente una modificazione della qualità del cibo consumato nelle famiglie ed ha contribuito a sviluppare una domanda sempre maggiore di cibi di rapida preparazione oppure precotti, in genere ricchi di grassi.
*Le influenze culturali:
i fattori culturali sono sicuramente i maggiori determinati della scelta dei cibi. Questi fattori includono la pressione dei pari, le convenzioni sociali, le pratiche religiose, il valore attribuito ai diversi cibi, l'influenza dei familiari e lo stile di vita personale. Tali fattori si osservano in modo evidente nei bambini che aderiscono facilmente alla pressione dei coetanei a scegliere cibi ricchi di grassi e negli adulti quando consumano pasti simili durante i pranzi o le cene di lavoro.
*I media e la pubblicità:
la televisione gioca un ruolo fondamentale nell'influenzare le scelte alimentari dei cittadini, in particolare dei bambini e spesso i messaggi che promuove non sono educativi.

3) ALIMENTAZIONE :
Numerosi studi sperimentali eseguiti sugli animali e studi clinici sugli umani hanno ripetutamente mostrato che i fattori dietetici, in particolar modo la quantità di grassi e di calorie consumate, sono fortemente associati allo sviluppo del sovrappeso e dell'obesità.
I grassi dietetici apportano più calorie per grammo rispetto agli altri macronutrienti (proteine e carboidrati), hanno cioè un'elevata densità energetica. I grassi, inoltre, a differenza dei carboidrati e delle proteine, hanno una scarsa capacità di far terminare l'assunzione di cibo e di sopprimere la fame e così la loro assunzione porta con facilità a quello che gli anglosassoni chiamano “passive overconsumption” e cioè un'assunzione eccessiva di calorie. Si è calcolato che l'eccesso di grassi con la dieta è depositato nel tessuto adiposo con l’efficienza di circa il 96%.
E' chiaro, quindi che il nostro peso dipende dal rapporto tra quanto mangiamo (introito di cibo) e quanto consumiamo (consumo passivo e attività fisica). Il consumo energetico è molto importante nel determinare il peso standard corporeo, l’introito energetico invece è assai più importante nel determinare le variazioni del peso e funge quindi da regolatore del peso. In altre parole, noi non "sentiamo" il bilancio energetico che ci induce a mantenere un peso equilibrato,ma semplicemente avvertiamo solo le piccole variazioni di peso, corrispondenti a errori cumulativi di molte migliaia di Calorie, e ripetutamente avviamo azioni correttive in più o in meno la cui somma algebrica conduca sempre allo stesso risultato.
È così che riusciamo a controllare il nostro peso corporeo, elaborando correttamente segnali esterni quali l’immagine nello specchio, la cintura dei pantaloni, i commenti degli amici, o, più semplicemente, la bilancia.
In sostanza non è dunque con la variazione del consumo che si cambia il peso corporeo, bensì con la variazione dell’introito energetico.
Questo per 2 motivi fondamentali:
1- perchè il consumo energetico è rappresentato per l’80 per cento dal cosiddetto "consumo a riposo", che si chiama così proprio perché rappresenta l’energia che spendiamo per tenerci in vita anche durante il sonno. Tale consumo è dunque immutabile e uguale per tutti, in condizione di sedentarietà. Quando cioè l'attività fisica è il risultato del semplice vivere;
2- perchè raramente l'inserimento di un'attività fisica in un regime alimentare invariato sarà costante nel tempo, e quindi, nel risultato di aumento del consumo energetico.
Da quanto detto risulta quindi che L'ATTIVITA' FISICA da sola non può ottenere risultati soddisfacenti nel controllo del peso, se ad essa non si associa inevitabilmente anche la VARIAZIONE DELL'INTROITO DI CIBO. E quindi, in sostanza, causa dell'obesità non può essere la sedentarietà singolarmente presa, ma piuttosto il tipo di alimentazione basata su un introito eccessivo rispetto a ciò che consumiamo in condizioni normali di sedentarietà, ossia, A RIPOSO.
E' da questa condizione di normalità di base che bisogna partire per comprendere di quanto cibo abbiamo veramente bisogno per sopravvivere. E solo avendo ben chiaro questo concetto di normalità che poi, tutto quello che di buono ci porta ad esempio un'attività fisica correlata e costante riusciamo ad incanalarlo in un controllo dietetico consapevole e quindi duraturo nel tempo.

Sitografia :
www.obesita.org
www.erobeso.it
www.associazioneitalianaobesita.it
www.chirurgiaobesi.com



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4- Conseguenze sociologiche, psicologiche e pratiche dell'obesità

L’Obesità è una MALATTIA CRONICA che ha una notevole incidenza sulla qualità di vita del soggetto che ne soffre. Incidenza sul suo aspetto fisico, psicologico, sociale e relazionale. La persona obesa, infatti vive assai peggio di un paziente sofferente di un’altra malattia cronica differente (ad esempio l’artrite deformante) o di quello cui è stato curato un cancro. E questo fatto dipende da due cause specifiche, la prima con valenza più incisiva, la seconda un po’ meno:
1) l’ATTEGGIAMENTO CULTURALE che nella società del benessere esiste nei confronti del sovrappeso e dell’obesità;
2) aspetti specifici della PERSONALITA’ della persona obesa.

1) ATTEGGIAMENTO CULTURALE = DISCRIMINAZIONE
Nella società attuale un corpo magro viene considerato indispensabile per essere definiti “belli” fisicamente. Secondo l’opinione corrente, quindi, la persona obesa viene ritenuta in primis RESPONSABILE della sua condizione fisica, e come tale viene penalizzata: una persona, secondo l’uomo medio, è grassa perché si abbuffa di cibo e non ha nessuna intenzione di limitarsi nel mangiare, quindi non è considerata solo “brutta” secondo il comune sentire, ma anche avida, debole, pigra e senza forza di volontà. Una considerazione, questa, che comporta una vera e propria discriminazione sociale. Che parte dalla presa in giro del bambino obeso dai suoi coetanei per la sua incapacità fisica a deambulare o giocare come gli altri, ai casi più gravi di licenziamento dal lavoro e/o non assunzione a causa del peso fisico.
Dal punto di vista MEDICO questa discriminazione è assurda, essendo ormai ASSODATO che l’obesità è una vera e propria MALATTIA, considerata tale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), e come tale, quindi, va CAPITA e GUARITA nel limite del possibile.
Alla stregua né più, né meno, di un handicap.
Ma come abbiamo già detto, la definizione medica di obesità non coincide, purtroppo con la definizione sociologica.

2) ASPETTI SPECIFICI DELLA PERSONALITA’ DELL’OBESO
Purtroppo l’atteggiamento discriminante della cultura del benessere nei confronti dei soggetti obesi va ad influenzare la qualità di vita dello stesso comportando in molti casi un vero e proprio DISAGIO PSICOLOGICO. E’ bene però fin da ora sottolineare che l’Obesità non è a tutt’oggi considerata una malattia psicologica, e non viene quindi fatta rientrare nel campo dei DISTURBI DEL COMPORTAMENTO ALIMENTARE. Ciò comporta che dal punto di vista medico essa non richiede necessariamente il ricorso ad una terapia psicologica. E questo perché è oramai assodato in campo medico che il tipo e la gravità del disagio psicologico che deriva dall’essere obeso (e che magari alimenta la stessa obesità nel tempo) dipendono più dalla personalità individuale del soggetto che ne soffre, che dalla gravità dell’obesità stessa.
Infatti non è colpa della MALATTIA OBESITA’ tecnicamente considerata se molti obesi vivono in una condizione di perenne frustrazione e di scarsa considerazione di se stessi, che li porta spesso ad una situazione personale sempre più compromessa, arrivando a sentirsi “non competitivi”, fuori dai giochi socio-lavorativi della società “normale”, incapace di suscitare qualsivoglia interesse, e di poter incontrare l’attenzione anche del sesso opposto, tendendo a chiudersi sempre più in se stessi fino a condurre una vita riservata, ritirata, al di fuori di sguardi indiscreti e quindi, in definitiva, di possibili ulteriori rifiuti e penalizzazioni.
Situazione compromessa, questa, che magari, nel tempo, va anche ad auto-alimentare l’obesità stessa, che diventa a quel punto SINTOMO di un disagio psicologico, guarito il quale non è detto che il problema psicologico guarisca.
Anche se la letteratura attesta che molto spesso il riuscire ad uscire da una situazione sociologica discriminante, aiuta il soggetto che, causa maggiore sensibilità, vive il disagio della sua malattia come insuperabile, a riacquistare una nuova visione della vita, delle relazioni sociali, del rapporto con se stesso e con gli altri, che, in sostanza, lo fa “uscire dal tunnel” della perenne frustrazione, iniziando finalmente a VIVERE e non più a SOPRAVVIVERE.
Quindi, riuscire a perdere il peso eccessivo, per “rimettersi in pari col mondo circostante”, e ripartire da zero da un punto di vista psico-sociologico, può addirittura AIUTARE a risolvere i disagi psicologici che hanno comportato nel tempo il nascere di disturbi alimentari nel soggetto obeso. Il che vuol dire che in presenza di disagio psicologico concomitante all’Obesità, la TERAPIA PSICOLOGICA appare, se non necessaria per scendere di peso, necessaria per risolvere definitivamente il proprio disagio, ed evitare, quindi, di rimettere in pratica i meccanismi quotidiani che potrebbero riportare ad una condizione di sovrappeso, obesità, ecc…
Scegliere se seguire questa terapia psicologica prima, durante, o dopo il trattamento dell’Obesità (CHE, RIPETIAMO FINO ALLO SFINIMENTO, DEVE ESSERE CURATA “A PARTE”) dipende esclusivamente dalla volontà del paziente CUI E’ STATO DIAGNOSTICATO l’eventuale disagio psicologico connesso all’Obesità stessa.

CONSEGUENZE PRATICHE DELL’OBESITA’ NELLA VITA QUOTIDIANA:

E' bene a questo punto fare anche una carrellata di quelli che sono i problemi della vita pratica quotidiana che incontra un OBESO. Perché di questi problemi ci si vergogna in particolar modo a parlarne. Come se ammettendo la loro esistenza, si ammettesse di essere “diversi”.
E sappiamo bene quanto costa ad un obeso riconoscere, come primo passo verso la guarigione, di essere sì diversi, ma diversi perché malati.
Ovviamente sono disagi che iniziano ad essere avvertiti da una certa mole in su.
Nella maggior parte dei casi di sovrappeso e/o obesità media, questi non vengono avvertiti.
Quando invece si è GRAVEMENTE OBESI nella vita pratica di tutti i giorni non si riesce a fare cose che la maggior parte degli umani svolge con facilità e naturalezza. Ed è questa la motivazione di base che spinge poi i gravi obesi ad isolarsi completamente dalla società.
Una società, purtroppo, distratta, che non prende mai in considerazione la “diversità” e che quindi va a discriminare tali diversità anche “non volendo”, per assurdo.
Perché oggi, nel 2010, dobbiamo finalmente renderci conto che IL NON SAPERE non è più giustificabile. Non ci si può trincerare dietro un presunto “non c’ho pensato”. Perché la maggior parte delle volte il “pensarci” dipende solo dall’OSSERVARE IL MONDO CHE CI CIRCONDA, che si porrà ai nostri occhi per quel che è…COMPRENSIVO ANCHE DELLE DIVERSITA’!
Qui è bene però fare una precisazione: noi dello Staff di addiObesità prendiamo le dovute distanze da campagne che vogliono sensibilizzare sul problema obesità sbandierando una sorta di ORGOGLIO CICCIONE. Perché riteniamo che non c’è per nulla da esser orgogliosi nel mettere in pericolo la propria vita non considerando l’obesità una malattia da guarire.
Di un eventulae OBESITY PRIDE ce ne facciamo un fico secco: ciò che ci interessa ottenere con la nostra camapgna informativa è la GUARIGIONE da questa malattia, e la sensibilizzazione dell'opinione pubblica a considerarla un handicap sì, ma come tale titolare di diritti. Non di PRIVILEGI.
Non siamo SPECIALI, siamo DIVERSI e nell'ambito della globalizzazione le diversità devono essere considerate, non dimenticate.
Questo però non vuol dire che l’insensibilità del mondo esterno nei confronti di questo problema, che esiste, c’è, e deve essere affrontato, non urti anche noi.
Semplicemente perché riteniamo che un minimo di “considerazione” possa aiutare il soggetto obeso ad uscirne fuori da questa terribile malattia. E questo “minimo di considerazione” risiede anche in alcune piccole attenzioni, che non costerebbero nulla alla società, se non una riflessione in più rispetto al comune senso della quotidianità e, perché no…qualche modifica negli standards progettuali e produttivi.

Precisato ciò, vediamo di nominare almeno i disagi più frequenti che un grave obeso deve affrontare tutti i giorni:
- deambulazione e vestizione
- igiene intima
- traspirazione
- abbigliamento (comprese scarpe adeguate)
- rapporto con gli arredi di casa (sedie piccole, mobili impraticabili, poltrone troppo basse, materassi che non sostengono, ecc…)
- rapporto con le strutture edilizie (porte e portefinestre piccole, scale ripide, scale scivolose, ecc…)
- impraticabilità dei servizi pubblici, dagli autobus ai cinema, ecc...
- difficoltà a muoversi in ambienti progettati per persone magre : entrare ed uscire da una macchina, entrare ed uscire da una banca, entrare ed uscire da un bar!, ecc… (recarsi in un ristorante è un’avventura vera e propria: ci sarà abbastanza spazio tra un taovlo e un altro? La sedia mi sosterrà? Nel bagno ci entrerò? Sono solo alcune delle domande che un obeso si porrebbe.)
- ecc…ecc…
Ci fermiamo qui, certi che sono tante le situazioni che dimenticheremo di citare. Quindi preferiamo averne dato solo accenno, per far passare questo messaggio, che è ciò che più ci preme: nella vita di tutti i giorni gli obesi, soprattutto quelli gravi, sono dei veri e propri DISABILI, ma non hanno tutte quelle agevolazioni che sono diventate ormai la norma per tutti gli altri disabili.
Almeno in questo senso ci auguriamo che le Istituzioni Pubbliche e i singoli soggetti privati vengano sensibilizzati in futuro.
Ma c’è di più: volendo esprimere una considerazione prettamente “commerciale”si rimane stupiti di fronte ad una frenetica ricerca di un mercato che ignora completamente le concrete e molteplici necessità di migliaia di persone, quindi potenziali clienti. La realtà è evidenziata dai dati ISTAT: in Italia è in sovrappeso metà dei maschi ed un terzo delle femmine. Appare quindi indispensabile che gli standards debbano essere modificati ovunque, in relazione ad una soggettività di massa, non creando comunque posti riservati a persone che sono e devono essere considerate sempre normali (in base all’art.3 della nostra Costituzione), seppur diversi.
Al di là di queste “speranze”, appare comunque incredibile come l’opinione pubblica non abbia notizia di iniziative di legge a tutela di centinaia di migliaia di cittadini di cui si vuole continuare a fingere di non conoscere l’esistenza e le necessità.
Forse perché il problema è vasto e complesso e può risultare più comodo ignorarlo per non esserne travolti!
Eppure gli obesi esistono e sono molto di più di quel che pensiamo: che ne facciamo?

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3- B.M.I. & Co.:sei obeso? ma quanto sei obeso?

Il parametro più semplice e quindi più utilizzato per definire il grado di obesità è il famoso BMI, ossia il Body Mass Index (Indice di Massa Corporea), dato biometrico che si ricava dal rapporto tra il peso espresso in chilogrammi e l'altezza in metri al quadrato.
L'indice di massa corporea è definito, quindi, con tale formula:



Esempio: Donna; 67 anni; altezza 1,7 m; peso corporeo 68 kg:



dove il risultato è, dimensionalmente, una densità di superficie.
La tabella OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), non fa alcuna differenza tra uomo e donna nel calcolo del BMI.



Da questa tabella, ne deriva un'altra, secondo cui:



Ovviamente, l'Obesità morbigena di III grado è l'Obesita GRAVE.
Per quanto indice affidabile per predirre l'eccesso di grasso nella popolazione, nel singolo soggetto ed in casi limite il BMI può sottostimare o sovrastimare il peso corporeo. Ad esempio, soggetti con statura inferiore ai 150 cm o superiore ai 200 cm presentano valori di BMI rispettivamente più elevati o più bassi, mentre non sono in sovrappeso o sottopeso.
Un ulteriore dato che può venirci incontro nel calcolo dell'OBESITà è la MISURA DELLA CIRCONFERENZA ADDOMINALE:



*Istruzioni per la misurazione della circonferenza addominale (secondo il protocollo delle NHANES III):
Per individuare il livello in corrispondenza del quale va misurata la circonferenza addominale, per prima cosa deve essere fissato e segnato un punto di repere osseo. Con il soggetto in piedi e l’esaminatore alla sua destra, s’individua la porzione prossimale del femore per localizzare la cresta iliaca di destra. Appena sopra la porzione superiore del bordo laterale della cresta iliaca di destra va tracciato un segno orizzontale tutto intorno all’addome al livello del punto individuato e segnato sulla parte destra del tronco. Il piano su cui giace il nastro è parallelo al pavimento ed il nastro va posizionato senza comprimere l’addome.
La misurazione va effettuata ad una respirazione minima normale.



Ma anche questo ulteriore dato può non bastare. Un ulteriore limite è la COMPOSIZIONE CORPOREA.
E' infatti ormai opinione diffusa che non sia più sufficiente definire il sovrappeso o l'obesità usando solo delle formule. Ma è indispensabile conoscere, appunto, anche la composizione corporea del soggetto interessato, in quanto il peso non esprime solo la massa grassa, ma anche i muscoli, le ossa e l'acqua. Si pensi ad un culturista, ad esempio, che formulisticamente risulterebbe obeso, dove invece il surplus del peso è dato dai soli muscoli e non dalla massa grassa.
Ecco allora che possono venirci incontro altri tipi di esami, come:
- la BIOIMPEDENZIOMETRIA: è un esame di tipo bioelettrico, basato sulla misurazione della resistenza e della reattanza che incontra una debole corrente che attraversa il corpo umano;



- la PLICOMETRIA: è il più diffuso e pratico sistema per la determinazione della massa grassa sottocutanea da campo. Grazie alla misurazione dello spessore del pannicolo adiposo sottocutaneo (pliche) è possibile risalire alla densità corporea e alla quantità di grasso totale sfruttando equazioni di predizione estremamente precise. Esempio di plocometro digitale:



Pubblichiamo di seguito la tabella per il calcolo manuale dol BMI, armati di righello:



Sitografia :
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Bibliografia:

"Linee Guida attuali dell'obesità" a cura della D.ssa Annamaria Ciccarone, della UO Diabetologia e Malattie del Metabolismo - Azienda Ospedaliera Pisana, Dipartimento di Endocrinologia e Metabolismo - Università di Pisa.
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2- Definizione medica di obesità

Definire l'obesità con un concetto univoco non è semplice, in quanto mentre esiste pieno accordo nella medicina per una sua definizione medica, non è putroppo così nell'opinione pubblica per una sua definizione sociale. Questo accade in quanto siamo di fronte ad una materia in cui il concetto di malattia è poco diffuso ed a molti addirittura sconosciuto. Ma andiamo con ordine.
In MEDICINA, l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) è ormai concorde nel definire l'Obesità come una condizione clinica caratterizzata da un eccessivo peso corporeo per accumulo di tessuto adiposo (grasso) in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute. Praticamente l'Obesità viene riconosciuta come MALATTIA CRONICA e come seconda causa di morte prevenibile dopo il fumo.
Ma anche in medicina l'Obesità non è una e una sola.
Esistono, infatti, diverse distinzioni mediche di obesità.

Inanzitutto, in base alla causa, si distinguono :
- un'obesità PRIMARIA o ESSENZIALE, dovuta cioè o ad un eccesso alimentare generalmente associato a ridotta attività fisica (e che rappresenta la maggior parte dei casi), o a fattori socio-culturali-etnici, o a farmaci che possono causare obesità (antipsicotici, antidepressivi, antiepilettici, insulina, ecc...), o a fattori psicologici;
- un'obesità SECONDARIA, dovuta a ipotiridismo, malattie dell'ipofisi e surrene, daibete mellito, ipersinsulinismo, fattori genetici che predeterminano la facilità di accumulo di grasso e inducono alterazioni del comportamento alimentare e del dispendio energetico, ecc...
Ovviamente l'interazione fra queste due categorie è possibile e va acomplicar eutleriormente la potogenesi dell'obesità, e quindi la sua diagnosi e relativa cura esatta.

Inoltre, in base al numero degli Adipociti (cellule di grasso) si distinguono :
- un'obesità di tipo IPERTROFICO, la più comune, in cui cioè il numero di Adipociti è nella norma, anche se ogni cellula contiene una quantità eccessiva di grasso;
- un'obesità di tipo IPERPLASTICO, la più difficile da trattare, che si rpesenta sino dall'infanzia, ed è dovuta ad un eccesso di alimentazione, che aumenta in modo eccessivo il numero di Adipociti che si manterrà stabile per tutta la vita.

Ed infine, in base alla distribuzione del grasso corporeo si distinguono:
- un'obesità di tipo ANDROIDE (o A MELA o CENTRALE), tipica degli uomini, dove il grasso si localizza prevalentemente a livello addominale e attorno ai visceri addominali;
- un'obesità di tipo GINOIDE (o a PERA o PERIFERICA), tipica delle donne, dove il grasso si accumula prevalentemente a livello sottocutaneo nella regione dei glutei, sui fianchi e sulle cosce;
- un'obesità MISTA, in cui si uniscono le caratteristiche di entrambi le precedenti.
I soggetti che sono affetti da obesità ANDROIDE sono quelli che più facilmente sviluppano malattie.

Il riconoscere l'obesità come MALATTIA CRONICA comporta (o "dovrebbe" comportare) un atteggiamento degli operatori sanitari univocamente rivolto al trattamento della stessa come tale e quindi alla ricerca di risposte medico-scientifiche sempre più efficaci e stabili.

Anche perchè la prevalenza dell'obesità è in aumento in tutti i paesi occidentali, al punto da essere definita come una vera e propria epidemia.

Sitografia :
www.obesita.org
www.cpo-psicologia.it
www.erobeso.it
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1- Definizione sociologica di obesità

Per l'opinione pubblica l'obeso non è un malato cronico al pari di chi soffre di artrite deformante, ad esempio. E ciò non è tanto dovuto al singolo soggetto obeso ed ad aspetti specifici della sua personalità, quanto all'atteggiamento culturale che nella società del benessere esiste nei confronti del sovrappeso e dell'obesità.
Infatti l'obesità viene genericamente considerata dall'opinione pubblica come una semplice condizione dell'individuo frutto di una carenza del comportamento o più semplicemente di una grossa passione per il "mangiare". In sintesi, come un semplice fatto estetico.
Secondo l'opinione corrente una persona è quindi grassa perchè si abbuffa di cibo e non ha nessuna intenzione di limitarsi nel mangiare: quindi non è considerata soltanto "brutta" (secondo i canoni estetici predominanti), ma anche avida, debole, pigra e senza forza di volontà.
Doppia colpa, doppia condanna. L'apoteosi del giudizio inappennabile basato sulla superficialità.
E' chiaro quindi come sul piano strettamente sociale le persone obese difficilmente ottengono un impatto positivo nei rapporti umani. E' luogo comune che l'obeso sia meno attivo, meno volenteroso, meno efficace sul piano lavorativo, nel complesso una persona carente sotto il profilo caratteriale. Tanto che diventa tipico il luogo comune che un obeso debba essere per forza "simpatico" per ottenere l'attenzione altrui ed evitarne il distacco.
E così il ragazzino obeso è escluso dal gruppo perchè fisicamente non riesce ad essere al pari degli altri, viene preso in giro per il suo peso ed è continuamente colpevolizzato. L'adulto obeso è considerato una persona fisicamente sgradevole e personalmente incapace e nella vita ha molte meno possibilità di un individuo magro.
Infatti sul piano lavorativoè innegabile che esista nella nostra società una vera e propria discriminazione nei confronti degli obesi: si va dalla quasi impossibilità di essere assunti per esempio come commesse per il sesso femminile, in particolare nel campo dell'abbigliamento, all'assegnazione di territori di vendita meno competitivi per il sesso maschile.
Questo proprio perchè non si ha una cultura dell'obesità come MALATTIA, appunto.
Difatti, contrariamente ai portatori di handicap per esempio, ritenuti dalla società non colpevoli della loro condizione e qundi ovviamente e giustamente tutelati ed aiutati, la persona obesa viene ancora oggi ritenuta RESPONSABILE della propria condizione. E ciò comporta l'immobilismo in termini di apertura sociale e di tutela di questa categoria.
Anzi, cosa ancora più grave, gli obesi stessi finiscono per ritenersi responsabili della propria condizione, venendosi a spostare così il loro interesse primario da quelli che sono i rischi di salute legati alla loro obesità (e per debellare i quali dovrebbero lavorare) ad un'aspettativa legata al dimagrimento di tipo esclusivamente estetico a prescindere dalla salute, di cui poco ci si rende effettivamente conto.
E questa devianza del pensiero comporta una conseguenza, se vogliamo, ancor più grave nella nostra società italiana: l'obeso/l'obesa si sente solo/a, crede di essere una mosca bianca.
E' stato invece constatato come l'obesità, anche grave, sia molto più diffusa di quanto sembri perchè in Italia è sommersa per motivi culturali, di riserbo, di dignità umana e sociale.
Gli obesi italiani non li incontriamo in giro per strada (come è facile che avvenga negli Stati Uniti, ad esempio), e questo perchè, come si è detto sopra, da noi sono oggetto anche di emarginazione sociale e di discriminazione lavorativa. Non trovano lavoro, ma non hanno nemmeno i requisiti per essere considerati invalidi a causa di normative che appaiono francamente anacronistiche rispetto alla diffusione così cpaillare di questo fenomeno sociale.

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